Pascal Paoli
Pascal Paoli

Situata in posizione strategica nel Mar Mediterraneo occidentale, la Corsica suscitò l'interesse dei popoli e degli Stati che, via via, si sono affacciati su quel mare come commercianti o come conquistatori.

 

Liguri, Fenici, Greci, Etruschi, Romani, Vandali, Bizantini, pisani, aragonesi, genovesi e, per ultimo, i francesi (che, con il Trattato di Versailles del 1768 di fatto costrinsero la Repubblica di Genova a cedere l'isola, e subito dopo l'annessero), si sono fatti signori di Corsica durante il trascorrere di oltre due millenni.

 

Tra i periodi di autonomia ed indipendenza degli isolani si ricorda quello compreso tra il 1755 e 1769, durante il quale il patriota corso Pasquale Paoli fece dell'isola il primo Stato europeo dotato di una costituzione democratica e moderna. Scritta in italiano – storicamente la lingua colta di Corsica affermatasi spontaneamente nell'isola come negli altri stati preunitari della Penisola – la Costituzione Paolina fu in parte ispirata da Jean-Jacques Rousseau e più in generale dalle idee illuministe di Paoli, che s'era formato all'Università di Napoli. Durante gli anni della lotta contro Genova e poi contro la Francia, la Corsica indipendente di Pasquale Paoli si guadagnò la simpatia dei più illuminati intellettuali europei, da Rousseau a James Boswell a Voltaire, che celebrò ammirato l'eroismo mostrato dai còrsi nella Battaglia di Ponte Nuovo (1769), segnante la fine dell'effimero generalato paolino del Regno di Corsica.

 

Geografia ed orografia in Corsica hanno avuto conseguenze storiche forse più spiccate che altrove. Contraddistinta da una relativa scarsità di approdi e, soprattutto, di pianure, la Corsica è un'autentica "montagna in mezzo al mare" attraversata com'è, da nord-ovest a sud-est, da un formidabile sistema di catene montuose le cui cime superano spesso i 2.500 metri. Tali cime culminano nei 2 706 metri del monte Cinto, la cui vetta – spesso innevata anche d'estate – dista solo 28 km dal mare a ponente, illustrando così assai bene lo sviluppo verticale più che orizzontale di questa terra.

 

Questo sistema montuoso ha da sempre diviso la Corsica in due parti: quella a Nord-Est (oggi Haute-Corse), detta storicamente Banda di dentro, Di qua dai monti o Cismonte (avendo come riferimento l'Italia), e quella a Sud-Ovest (oggi Corse du Sud), detta Banda di fuori, Di là dai monti o Pumonte. I passi che attraversano le montagne – molti dei quali sono situati oltre i 1.000 metri – erano bloccati anche per settimane dalle nevicate, venendo così a costituire, assieme ai monti, più una barriera che un vero collegamento tra le due sub-regioni. Ancora, le ripide vallate, spesso prive di collegamenti tra loro anche nell'ambito della stessa Banda, tracciano come una ragnatela a compartimenti stagni nell'entroterra còrso.

 

Se da un lato queste caratteristiche del terreno hanno reso lungo e difficile il compito agli invasori, rendendone lenta la penetrazione (ed abituando i còrsi a fare di guerra e guerriglia il proprio pane quotidiano per secoli), dall'altro hanno contribuito decisivamente a tenere sempre relativamente bassa la densità di popolazione e a separare gli isolani tra loro.

 

Il versante rivolto all'Italia ha subito una maggiore influenza dalla Penisola, sia sul piano politico-sociale, sia su quello linguistico, mentre la parte sud-occidentale ha mantenuto un'originalità più spiccata (ma goduto di un minore progresso politico, almeno sino al periodo francese), mentre il radicamento della popolazione nelle vallate montane – tutte le maggiori città sul mare sono state fondate o sviluppate dagli invasori – ha generato e diffuso ovunque una tendenza al particolarismo a volte spinta sino a sfociare in una sorta di anarchismo, la cui conseguenza forse più drammatica fu il diffondersi e l'affermarsi, per secoli, della piaga della vendetta (simile alla disamistade diffusa nella vicina Sardegna ed alla faida nell'Italia meridionale e in Sicilia) quale sistema sommario di giustizia e del diffuso fenomeno del banditismo.

 

La grande divisione orografica longitudinale e quelle (minori, ma a volte non meno importanti) trasversali, più marcate nella zona sud-occidentale, hanno dunque finito per creare nell'isola confini ideali, sociali, linguistici e politici. Tali confini, filtrati dalla storia, si sono tradotti nelle suddivisioni amministrative che, con poche variazioni, sono rimaste immutate sino ai giorni nostri. I due dipartimenti (Départements 2A/2B), reintrodotti dalla Francia nel 1975 (dopo un'analoga parentesi tra 1793 e 1811), ricalcano i confini storici di Pumonte e Cismonte, mentre gli attuali Cantoni (Cantons) corrispondono in buona parte all'antico sistema delle Pievi (suddivisione amministrativa del territorio delle parrocchie), sviluppato durante i secoli del dominio genovese (1284-1768).

 

La polverizzazione del tessuto socio-politico, oltre a generare la citata piaga della vendetta ed a prevenire il decollo dell'economia (rimasta in buona parte autarchica sino al XX secolo), ha forgiato il carattere della popolazione, fortemente legata ad un'organizzazione per clan familiari raramente alleati tra loro oltre i confini di una singola Pieve.

 

Questa situazione, sfruttata sia dai Signori locali (a volte diretti responsabili di interventi stranieri, invocati per risolvere i conflitti locali), sia da entità amministrative esterne, ha contribuito in modo decisivo ad impedire lo sviluppo di un disegno politico condiviso di unificazione davvero radicato e coerente, rendendo vani od effimeri tutti i tentativi di indipendenza.

 

Per secoli questo stato di cose spinse i còrsi all'emigrazione, prima come coloni verso la Sardegna, poi soprattutto come soldati di ventura (per secoli – e da prima dell'istituzione della Guardia Svizzera – la Guardia Corsa costituì la truppa scelta del Papa), infine trovando sbocco soprattutto nell'amministrazione statale e coloniale francese (furono numerosissimi i còrsi emigrati in Algeria, in Indocina e nelle altre colonie francesi). La forte emigrazione ha portato alla creazione di una vasta diaspora, tanto che oggi essa conta più còrsi nati o residenti fuori dall'isola di quelli presenti in Corsica stessa.

 

Considerata la circostanza della nascita di Napoleone in Corsica in coincidenza con l'occupazione francese dell'isola – e coerentemente con il proprio disegno unificatore già delineato dalla Rivoluzione – la Francia applicò il proprio modello amministrativo, culturale e, per certi versi, di sviluppo economico all'isola, considerata sin dall'Impero come territorio metropolitano. I còrsi si integrarono lentamente alla Francia più per le possibilità loro offerte dalla metropoli e dalla sua espansione coloniale che per le sirene della retorica nazionalista d'oltralpe. Sino a oltre metà '800, l'Italiano continuò ad essere la lingua – anche scritta – più diffusa nell'isola (e lo era sempre stata, sin da quando aveva sostituito il Latino); l'uso del francese dovette essere imposto per legge. Quando, nel 1889, le ossa di Pasquale Paoli - accompagnate dal medico Jean Leguirec - furono traslate dall'Abbazia di Westminster, dove il patriota còrso era stato sepolto essendo morto in esilio a Londra nel 1807, nella tomba di famiglia presso la casa natale a Stretta di Morosaglia (in còrso Merusaglia), la lapide fu scritta in italiano. Con l'avvio del processo di unificazione italiano, Napoleone III proibi l'uso dell'italiano sull'isola, onde evitare eventuali rivendicazioni future.

 

Almeno sino alla fine del XIX secolo, la penetrazione culturale ed economica francese – contrastata armi in pugno sino al primo ventennio dell'800, sia pure con forza via via decrescente – nell'interno della Corsica rimase modesta e il francese non diverrà lingua veicolare diffusa ovunque sino a metà del XX secolo. A dispetto degli sforzi profusi soprattutto da Napoleone III per abbellire la capitale dell'isola e provvedere alla creazione di infrastrutture di trasporto, il culto bonapartista, largamente incoraggiato, è rimasto sempre sostanzialmente limitato alla zona di Ajaccio, dove è sopravvissuto sino ai giorni nostri. Non che ciò sia ragione di meraviglia, in considerazione dell'atavica rivalità tra còrsi già illustrata.

 

La prima guerra mondiale, cui i corsi pagarono un rilevante tributo di sangue essendo caduti in decine di migliaia nel fronte franco-tedesco, ebbe un ruolo notevole, assieme all'avvento dello sviluppo industriale ed all'apice raggiunto dall'espansione coloniale francese, nel perfezionare l'integrazione della Corsica nell'ambito della Francia: oltre al vistoso decremento demografico indotto dalla guerra, la conseguente crisi economica incrementò l'emigrazione dall'isola che vide ridursi sostanzialmente la propria popolazione e il proprio tenore di vita.

 

La Corsica non fu mai coinvolta nel processo di unificazione italiana, salvo l'eccezione di alcuni intellettuali locali che consideravano, come nei secoli passati, terraferma l'Italia piuttosto che il continente francese. Né vi fu mai da parte del Regno d'Italia, molto legato alla Francia sin dalla sua concezione, il minimo accenno concreto ad entrare in rotta di collisione con Parigi per la Corsica, neanche quando, con la caduta di Napoleone III nel 1870, Vittorio Emanuele II, non esitò a liquidare lo Stato Pontificio; ma non ci fu alcun tentativo per recuperare la Corsica e le altre terre italiane finite in mano francese (Nizza e Savoia).

 

Anche con il risorgere dell'autonomismo còrso all'alba del XX secolo e, soprattutto nel primo dopoguerra, con la fioritura di pubblicazioni in lingua corsa (tra tutte: A Muvra'), la franca ripresa del culto Paolista e la fondazione del Partitu Corsu d'Azione (analogo al Partito Sardo d'Azione), in Corsica non sorse nulla di simile ai movimenti irredentisti che s'erano sviluppati in Trentino, in Venezia Giulia e in Dalmazia.

 

I pochi irredentisti (Petru Rocca e Petru Giovacchini tra gli altri) erano lacerati dallo spirito atavico che sempre legava la gente di Corsica alla sua terra, prima che ad ogni altra cosa.

 

In tale situazione l'Italia fascista tentò nel 1938 di far leva sul mai del tutto sopito sentimento antifrancese e sulla crisi diffusa in Corsica, per crearvi un sostegno alle pretese espansioniste mussoliniane (che rivendicava all'Italia la Savoia, la Contea di Nizza e la Corsica). Se alcuni intellettuali còrsi raccolsero l'appello (più per sentimento di estraneità al contesto francese che per adesione all'ideologia fascista), la maggioranza lo respinse e la Francia sfruttò questa frizione tra filoitaliani e indipendentisti a proprio favore.

 

L'occupazione militare italiana (novembre 1942 – settembre 1943) durante la Seconda guerra mondiale fu abbastanza pacificamente accettata dai Corsi inizialmente[senza fonte] e da alcuni anche appoggiata. Nell'estate del 1942 la Francia cercò di creare gruppi di resistenza antiitaliana, facendo leva su gruppi dissidenti e su corsi legati all'apparato burocratico francese. Iniziò così l'attività partigiana e la repressione violenta della Resistenza operata in Corsica dall'OVRA che allienò le simpatie di molti corsi verso l'Italia.

 

Dall'8 settembre 1943 al 5 ottobre successivo, gli 80 mila militari delle forze italiane di occupazione ebbero – unico caso nel quadro del generale disastro di quei giorni – un ruolo decisivo nello sconfiggere e cacciare le truppe corazzate tedesche dall'isola, combattendo a fianco di circa 10.000 partigiani della resistenza còrsa e di circa 6.000 soldati coloniali francesi. Il sangue dei quasi 700 caduti italiani, tuttavia, non valse a sanare la ferita aperta dal proditorio attacco di Mussolini alla Francia. Anzi, lo sforzo nazionalista francese, impersonato da De Gaulle, nel celebrare la Corsica come "primo dipartimento francese liberato", ignorò o meglio nascose[senza fonte] il contributo di sangue versato dai soldati italiani per scacciare la Wehrmacht dall'isola.

 

Dopo la guerra, la Francia condannò a morte sette irredentisti filo-italiani fra i quali Petru Giovacchini che tuttavia, come altri, sfuggì alla pena essendosi rifugiato in Italia. Altri irredentisti furono condannati a varie pene detentive, Petru Rocca a 15 di lavori forzati da scontarsi alla Caienna (Guiana francese). Il colonnello Simon Cristofini venne invece fucilato ad Algeri nel 1944 con l'accusa di tradimento e la moglie, Marta Renucci, prima giornalista della Corsica, fu condannata a 15 anni di prigione.

 

Integrata nella repubblica francese, la Corsica dell'ultimo dopoguerra non ha trovato la pace malgrado il declino di lingua e tradizioni locali, accelerato dalla modernizzazione e dalla globalizzazione.

 

All'indomani dell'indipendenza dell'Algeria 1962 il governo di Parigi dispose il trasferimento in Corsica di decine di migliaia di rimpatriati francesi (pieds-noirs), alterando significativamente il quadro demografico ed economico locale. Questo evento, sommato ad una serie di scandali politici e finanziari, portò alla nascita di movimenti regionalisti che presto si trasformano in autonomisti (1966-1973).

 

La mancanza di risposte politiche adeguate da parte del governo francese ai problemi che esso stesso aveva contribuito a creare finì per esasperare la situazione: così, nel 1975 (Fatti di Aleria), si giunse alla rinascita di movimenti indipendentisti e, nel 1976 alla lotta armata promossa dal FLNC (Fronte di Liberazione Naziunalista Corsu).

 

Mai del tutto esauritasi e caratterizzata da migliaia di attentati dinamitardi eseguiti in Corsica (ma anche in Francia), la lotta armata indipendentista, sovente divisa al suo interno, si è data nel corso degli anni un volto politico e ha fatto sentire il suo peso utilizzando sempre più metodi pacifici e democratici.

La rocca di Corte, antica capitale della Repubblica Paolina, oggi sede dell'Università di Corsica.

 

Sostenuti alle elezioni da una parte sempre significativa (ma mai maggioritaria) della popolazione Còrsa, autonomisti e indipendentisti hanno ottenuto diversi successi, alcuni dei quali storici, come la riapertura (1981) a Corte dell'università di Corsica fondata da Pasquale Paoli (chiusa dallo stato francese non appena ebbe il controllo pieno dell'isola e mai più riaperta).

 

Un anno dopo (1982) il Parlamento francese ha dotato l'isola di uno statuto particolare, che sarà riformato nel 1991, con il trasferimento all'Assemblea di Corsica (eletta a suffragio universale) di numerose competenze in materia culturale, economica e sociale.

 

Inquinata dal perdurare della violenza (su tutti l'affare non del tutto chiarito dell'assassinio del prefetto Claude Erignac il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio), la lotta politica senza esclusione di colpi tra autonomisti ed indipendentisti da una parte, e uomini politici còrsi aderenti ai partiti nazionali francesi (sovente indicati in Corsica con l'appellativo dispregiativo di clanisti) dall'altra, ha tuttavia costituito un freno notevole alle realizzazione concrete promesse dalle riforme introdotte (incluso l'insegnamento facoltativo della lingua còrsa nelle scuole), e ancor oggi la Corsica è una delle regioni più depresse e afflitte da problemi sociali dello stato francese.

 

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